Sait, ora serve un cambiamento

Alessandro Olivi (vicepresidente della Provincia oltre che assessore allo sviluppo economico e lavoro ) dichiara:”Sait, ora cambi la sua strategia”. Mauro Fezzi (presidente della Cooperazione): “pronti ad aiutare chi sarà licenziato”. 

Tutto sembrerebbe normale se non fosse che ciò a cui stiamo assistendo è il risultato delle politiche assistenziali e di una gestione che non è certo in grado di reggere il passo con i tempi. Ci lascia perplessi il fatto che Olivi (il quale non è certo un novizio della materia) sembra non rendersi conto che le “nomine” in Sait sono sempre state dettate dalla politica e non dalla meritocrazia.  

Per questo motivo ci chiediamo, da anni, come la Presidenza possa non ancora essere stata affidata ad un manager con esperienza nel settore della GDO (grande distribuzione organizzata). Ci chiediamo anche se i problemi di redditività di Sait non derivino da investimenti passati sbagliati (anno 2015) visto che il trend del settore risultava essere in crescita; basti guardare ai concorrenti come Gruppo Poli oppure Dao. Inoltre un’analisi sui parametri di redditività della GDO rende dati abbastanza diversi rispetto alle scelte della Dirigenza in quanto l’incidenza del costo dei dipendenti sui ricavi conta in percentuali decisamente ridotte  (8%) rispetto, per esempio, all’incidenza degli acquisti sui ricavi (80%). In un ottica di efficientamento aziendale sarebbe logico lavorare sulla riduzione del costo degli acquisti anziché sul costo del personale (salvo che il personale non sia stato assunto in sovrabbondanza). Da una indagine di Nielsen risulterebbe come la sola Coop e pochi altri gruppi non abbiano avuto miglioramenti sostanziali nel fatturato negli ultimi cinque anni il che, inserendo Sait, parrebbe avvalorare la tesi secondo cui gli acquisti sono il parametro di maggiore importanza. Che gli acquisti siano all’interno di  Coop e Sait da rivedere?

E’ altresì incomprensibile la totale assenza di sviluppo tecnologico all’interno di Sait. Per esempio, i commerciali hanno ancora la copia commissione ed una cinquantina di chilogrammi di cataloghi quando un tablet ed un sito di e-commerce permetterebbero di essere più efficienti e veloci oltre a poter concentrare la parte commerciale e la presentazione di nuovi prodotti ai clienti in un unico luogo. Anche la “spesa online”  che a livello Nazionale presenta da tre anni trend in crescita non è minimamente considerata. Bisogna guardare al futuro, non crogiolarsi nei fasti del passato.

Ciò che sta accadendo oggi a Sait (ed in molte altre realtà Trentine) non è altro che la conseguenza di una politica assistenziale che, negli anni passati, ha visto prevalere le assunzioni per mantenere un bacino di voti e non per sviluppare l’economia e la ricchezza del territorio Trentino oltre che prive di considerazione meritocratica. 

Attraverso quello che noi definiamo il sistema dei “piazeri e piazeroti” il politico eletto sistema uomini di fiducia nei punti cardine del sistema economico (e non solo) non in base alla meritocrazia, ma all’amicizia o al quantitativo di voti che essi possono portargli.

La classe politica trentina è stata in grado di creare un “sistema” in cui anche il cosiddetto “buon padre di famiglia”, un po’ per ingenuità ed un po’ per opportunismo, sa che nel seggio elettorale disegnare una croce su un certo simbolo (piuttosto che scrivere un certo cognome) significa ottenere l’assunzione di un parente all’interno di realtà come Sait non rendendosi conto che, alla lunga, quel voto potrebbe tornargli indietro come un boomerang (basti vedere Sait e Casse Rurali). 

È ovvio che nessuno rinuncerebbe a “sistemare” il proprio figlio se ne avesse l’opportunità, ma se chi ha governato fino ad oggi avesse pensato al bene dei trentini anziché alla propria poltrona, creando le basi di un’economia forte a 360° (dove fare impresa non fosse così difficile come la realtà trentina ci dimostra), gli esuberi verrebbero naturalmente assorbiti dal mercato. Tutto ciò non è successo, e per quanto possa essere vista come corretta la dichiarazione di Fezzi che punta al ricollocamento degli esuberi nel mondo della Cooperazione, senza un vero rinnovamento nella classe politica trentina (la quale deve puntare ad una forte sburocratizzazione della macchina pubblica), tale dichiarazione ci fa capire che l’intenzione è quella di spostare la polvere sotto un altro tappeto. Così facendo si salverà (o quantomeno si spera di salvare) Sait, accollando i problemi agli altri.

È importante ricordare che detenere il “potere” non è di per sé una cosa sbagliata ma bisogna saperlo fare sempre e solo per il bene dei propri Cittadini cosa che, alla luce dei fatti, nella nostra amata Provincia non accade da anni. Ricordiamo inoltre che la difesa della nostra Autonomia è affare assai difficile se gli esempi nella gestione della Pubblica Amministrazione sono problemi, il NOT (per citarne un altro) ne è un caso lampante.

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